Novecento A.Baricco

06.12.2014 11:17

Ho un quaderno speciale, se tutto va come deve sarà il diario di una vita, ma un diario diverso dal solito: sono le pagine che preferisco dei libri, commentate da me. Mi piace pensare che chi vorrà capirmi potrà farlo solo così, tramite quello che mi esprime meglio: i libri.
E ci sono molti brani di Novecento in quel quaderno, perchè Novecento è il mio pianista che solcherà in eterno il mare.

Certe volte credo che questo libro sia così piccolo per fare in modo che possa essere portato ovunque, anche se ci trasferissimo in una macchina, o in una scatola potremmo trovare spazio per questo cosino.
E' fondamentale leggerlo qualche volta nella vita. Magari quando si è in quello stato d'animo particolare, malinconico ed incline alle risate al tempo stesso.
Solo chi è stato veramente così può capire questa storia, il vecchio Danny Boodmann che è morto dal ridere nonostante la sua vita di disgraziato marinaio e Novecento, orfano due volte senza essere ufficialmente mai nato, e tutto il resto.

Se i poeti maledetti avessero amato ridere la loro poesia sarebbe stata così: disperata e romantica, ironica e dolceamara.
Avrebbero parlato di un pianista che danza con l'oceano sul suo pianoforte nero e che scende in terza classe, lontano dal mondo ipocrita, per suonare davvero, per suonare una musica di tutto il mondo e non solo le note normali perchè lì poteva respirare una musica che saliva dai ghetti e dalle strade portando tutta la sua tristezza e speranza.

Invece i poeti non hanno conosciuto Novecento e nessun canto narra la sua storia, solo questo monologo tanto piccolo da stare in una tasca ci dice qualcosa di lui.

Ma a me piace immaginarlo come uno di quei grandi eroi, lui che ha visto tutto il mondo negli occhi della gente che lo ha sentito nei loro lamenti e che lo ha vissuto solo nella sua musica, lui che non voleva la gloria eterna, ma solo suonare il suo pianoforte danzando con l'oceano.

Fino alla fine.

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